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La sintesi dello yoga

Loto Bianco

E quell'abitudine universale di dipendere dalla volontà degli altri, dalla coscienza degli altri, dalle reazioni degli altri, quella specie di commedia universale che tutti recitano davanti a tutti e che tutto recita davanti a tutto, dev'essere sostituita da una sincerità spontanea, assoluta, della consacrazione.

Loto Rosso

La mera idea o la ricerca intellettuale di qualcosa di superiore, per quanto intenso possa essere l'interesse che suscita nella mente, rimane inefficace se non viene assunta dal cuore come l'unica cosa desiderabile e dalla volontà quale sola cosa da fare. Perché la verità dello spirito non deve essere solamente pensata, ma vissuta e per viverla richiede un orientamento unificato di tutto l'essere. Un cambiamento come quello dello yoga non può essere realizzato con una volontà divisa, con una scarsa energia e con un pensiero vacillante. Colui che cerca il Divino deve consacrarsi a Dio e a Dio solo.



Sri Aurobindo riscopre sui testi sanscriti originali il vero ed antico spirito dei veda. Nella Sintesi dello Yoga il volo luminoso della sua intuizione interiore discopre la sintesi o l'essenza universale di tutti i rami delle scuole e degli insegnamenti yoga indiani, tentandone una grandiosa visione di insieme che gli permette di unificare tutte le membra sparse e le contraddittorie tendenze di questa augusta tradizione in cui si riassume tutta la sapienza religiosa e filosofica dell'India.

La sintesi dello yoga, che comprende quattro libri ( Lo Yoga delle opere divine - lo Yoga della conoscenza integrale - lo Yoga dell'amore divino - lo Yoga dell'autoperfezione ) svolge una elevatissima visione del mondo, prevalentemente sulla scorta della Gita che parte dall'intuizione centrale di tutto il vedanta indiano.

Riconoscere Dio, il Brahman, la proiezione del Brahman in ogni momento e parte dell'universo, e quindi tutto l'universo ed ogni suo elemento e momento come Divino - sonno velato ai nostri sguardi da più o meno caligine - sentire dunque la divina musica di questa presenza ed identità di ogni creatura e parte dell'universo spingendo alle ultime conseguenze logiche il pensiero teologico orientale ed occidentale, questa fu sempre l'impronta originaria dell'Induismo e del Vedanta che nulla respinge ed ama tutte le forme di vita, fede e pensiero della natura e dell'uomo come momenti più o meno velati dell'Uno.



Metodo sintetico e yoga integrale

Questo non è uno yoga di sola bhakti: è, o almeno vuol essere, uno yoga integrale, vale a dire un orientamento di tutto l'essere in ogni sua parte verso il Divino. Ne consegue che insieme alla bhakti devono esserci la conoscenza e le opere; in più, esso include un totale cambiamento della natura, una ricerca della perfezione, così che anche la natura possa divenire uno con la natura del Divino. Non è soltanto il cuore che deve volgersi al Divino e cambiare, ma anche la mente per questo è necessaria la conoscenza, e anche la volontà e il potere di azione e creazione - per questo sono necessarie anche le opere. Nel nostro yoga vengono ripresi i metodi di altri yoga - come questo di Purusha-Prakriti, ma con una differenza per quel che riguarda la meta ultima. Purusha si separa da Prakriti, non per abbandonarla ma per conoscere se stesso ed essa e non essere più il suo trastullo, ma il conoscitore, signore e reggitore della natura; solo che dopo o anche durante tale processo, uno fa di tutto questo offerta al Divino. Si può cominciare con la conoscenza o con le opere, con la bhakti o con una Tapasya di autopurificazione per la perfezione (trasformazione della natura) e sviluppare il resto come movimento successivo, o combinare tutto in un solo movimento. Non c'è una sola regola per tutti, la cosa dipende dalla personalità e dalla natura. Il dono di sé è il più importante potere dello yoga, ma esso è necessariamente progressivo; all'inizio non è possibile un dono di sé totale, ma soltanto una volontà della sua completezza nell'essere, - in pratica, la cosa prende tempo; pure è solo quando il dono di sé è completo che il pieno flusso della sadhana diviene possibile. Fino ad allora dev'esserci lo sforzo personale con una crescente realtà di abbandono. Uno chiama in sé il potere della Shakti Divina e, una volta che comincia a entrare nell'essere, questo sostiene inizialmente lo sforzo personale, quindi prende progressivamente su di sé l'intera azione, benché sia ancor sempre necessario il consenso del sadhak. Via via che lavora, la Forza instaura i vari processi di cui il sadhak ha bisogno, processi di conoscenza, di bhakti, di azione spiritualizzata, di trasformazione della natura. L'idea che non si possa combinarli è un errore.

Sri Aurobindo - Sintesi dello Yoga