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Basi dello Yoga

Loto Bianco

La nostra coscienza umana ha finestre che si aprono sull'Infinito, ma in genere gli uomini tengono queste finestre accura-tamente chiuse. Dobbiamo spalancarle e permettere all'Infinito di entrare libera-mente in noi per trasformarci. Due condizioni sono necessario per aprire le finestre: 1. Un'aspirazione ardente;
2. Una dissoluzione progressiva dell'ego. L'aiuto Divino è certo per coloro che si mettono al lavoro con sincerità.

Loto Rosso

La fedeltà, la devozione, il dono di sé, il lavoro e il servizio disinteressato, una aspirazione costante, sono i mezzi più semplici e più efficaci attraverso cui l’anima può prepararsi a vivere nella costante presenza del Divino.



..L'Uno, universale Universale e Supremo, l'Eterno ed Infinito... il Maestro di tutti i mondi, trascendente tutti i mondi, la Luce e la Guida, totalmente Bello e totalmente Beato, l'Amato e l'Amante. Egli è lo spirito cosmico e tutta la sua Energia creativa ci circonda! Egli è l'Immanente dentro di noi. Egli è tutto ciò che esiste... Ma è anche l'Altro al di là di tutto quello che esiste; noi stessi anche se lo ignoriamo, siamo l'essere del suo essere, la forza della sua forza, la coscienza di una Coscienza proveniente da Lui; la nostra esistenza mortale è fatta della sua sostanza; dentro di noi dimora un'immortale scintilla della Luce e della Beatitudine eterne. Poco importa che arriviamo a percepire questa verità del nostro essere attraverso le opere, la conoscenza, l'amore o qualsiasi altro mezzo; realizzarla e renderla attiva qui o altrove è lo scopo di tutto lo yoga.

Questo yoga esige che si consacri l'intera vita all'aspirazione, alla scoperta, all'incarnazione della Divina Verità, e a niente altro. Dividere la propria vita fra il Divino e un qualche obiettivo esterno, o un attività che non ha nulla a che fare con la ricerca della Verità, è inammissibile. La minima cosa di questo genere rende assolutamente impossibile riuscire nello yoga.
Occorre andare entro se stessi, assumere un atteggiamento di completa devozione alla vita spirituale. Ogni adesione a preferenze mentali deve cadere, ogni insistenza su ambizioni e interessi e attaccamenti vitali deve essere eliminata, ogni legame egoistico nei confronti della famiglia, degli amici, del paese deve scomparire, se si vuole riuscire nello yoga. Qualunque energia o azione parta da noi deve procedere dalla Verità che si è scoperta e non dal mentale inferiore o da motivi vitali; deve discendere dalla Volontà Divina e non dalla scelta personale o dalle preferenze dell'ego.

Sri Aurobindo - Lettere

La disciplina da seguire per convertire la ricerca mentale in un'esperienza spirituale vivente, è in primo luogo e necessariamente la pratica della concentrazione all'interno della coscienza. L'ordinaria mente umana ha un'attività di superficie che vela il Sé reale. Ma c'è un'altra coscienza, una segreta coscienza interiore dietro quella di superficie, in cui possiamo divenir consapevoli del Sé reale e di una verità della natura più ampia e più profonda, possiamo realizzare il Sé e liberare e trasformare la natura. Acquietare la mente di superficie e cominciare a vivere all'interno è lo scopo di questa concentrazione. Di questa vera coscienza, diversa da quella superficiale, ci sono due centri principali: uno nel cuore (non il cuore fisico, ma il centro cardiaco nel mezzo del petto), uno nella testa. La concentrazione nel cuore apre all'interno, e seguendo questa apertura interiore e andando in profondità si diviene consapevoli dell'anima o essere psichico, l'elemento divino nell'individuo. Questo essere svelato comincia a venire in primo piano, a governare la natura e dirigere questa e tutti i suoi movimenti verso la Verità, verso il Divino, a chiamare in essa tutto ciò che è sopra. Porta la coscienza della Presenza, la consacrazione dell'essere all'Altissimo e sollecita la discesa nella nostra natura di una Forza e una Coscienza più grandi, in attesa sopra di noi. Concentrarsi nel centro del cuore offrendo se stessi al Divino e aspirando a questa apertura interiore e alla Presenza nel cuore è il primo metodo e, se si riesce a praticarlo, l'inizio naturale; poiché il suo risultato, una volta ottenuto, rende la strada spirituale assai più agevole e sicura che se si inizia nell'altro modo. L'altro metodo è la concentrazione nella testa, nel centro mentale. Questo, se porta al silenzio della mente di superficie, apre in alto una mente interiore, più vasta, più profonda, più capace di ricevere l'esperienza e la conoscenza spirituali. Ma una volta che ci si è concentrati: qui, occorre aprire la silenziosa coscienza mentale verso l'alto, a tutto ciò che è sopra la mente. Dopo un certo tempo si sente la coscienza sollevarsi, finché si solleva oltre la calotta che l'ha così a lungo imprigionata nel corpo, e trova sopra la testa un centro da dove si libera verso l'Infinito. Lì, comincia a venire in contatto col Sé universale, con la Pace, la Luce, il Potere, la Conoscenza, la Felicità, a entrare in questo ed a divenire questo, a sentire la discesa di queste cose nella natura. Concentrarsi nella testa con l'aspirazione alla calma nella mente e alla realizzazione del Sé e del Divino al di sopra è il secondo metodo di concentrazione.

Sri Aurobindo - Lettere

Ovviamente ricercare il Divino soltanto per ciò che da Lui si può ottenere non è l'atteggiamento giusto; ma se fosse assolutamente proibito ricercarlo per questo, la maggior parte degli uomini non Gli si rivolgerebbe affatto. Io presumo quindi che questo sia permesso perché gli uomini possano iniziare - se hanno fede, possono ottenere quello che chiedono e considerare questo un buon motivo per continuare a credere, e quindi un giorno possono d'improvviso esser colti dall'idea che questa non è dopo tutto l'unica cosa da fare e che ci sono modi migliori e uno spirito migliore per accostarsi al Divino. Se non ottengono ciò che vogliono e ancora s'indirizzano al Divino e credono in Lui, bene, questo dimostra che sono sulla strada giusta e che un giorno saranno pronti. Consideriamo la cosa come una sorta di asilo infantile per gli impreparati. Naturalmente questa non è la vita spirituale, ma solo una sorta di rozzo approccio religioso. Per la vita spirituale la regola è dare e non chiedere. Il sadhak, tuttavia, può chiedere che la Forza Divina lo aiuti a mantenere la salute o a riacquistarla, se egli fa questo come parte della propria sadhana, perché il suo corpo possa essere capace e adatto alla vita spirituale e uno strumento efficiente per l'Opera Divina.

Sri Aurobindo - Lettere

Lo Yoga da noi seguito ha un fine diverso dagli altri - poiché suo obiettivo non è soltanto elevarsi dall'ordinaria, ignorante coscienza del mondo alla coscienza divina, ma far discendere il potere supermentale di quella coscienza divina nell'ignoranza della mente, della vita e corpo, trasformarli, manifestare il Divino quaggiù e creare una vita divina nella Materia. Questo è un traguardo estremamente difficile, e questo è un difficile yoga; a molti o ai più, potrà sembrare impossibile da attuare. Tutte le forze costituite dell'ignorante comune coscienza terrestre gli si oppongono, lo rifiutano e cercano di impedirlo, e il  sadhak troverà nella propria mente, nella vita, nel corpo i più i più ostinati ostacoli alla sua realizzazione. Se tu riuscirai ad accettare l'ideale senza riserve, ad affrontare tutte le difficoltà, a lasciarti dietro il passato e i suoi legami e sarai pronto a rinunciare a tutto, e a tutto rischiare, per questa divina possibilità, soltanto allora potrai sperare di scoprire sperimentandola la Verità dietro di essa.
La sadhana di questo yoga non procede per insegnamenti mentali prestabiliti né per forme prescritte di meditazione, mantra o altro, ma per aspirazione, per mezzo di un'autoconcentrazione diretta verso l'interno o verso l'alto, per mezzo dell'apertura di sé a un'Influenza, al Divino Potere che è in alto e alle sue opere, alla Divina Presenza nel cuore, per mezzo del rigetto di tutto ciò che è estraneo a queste cose. È solo attraverso la fede, l'aspirazione e il dono di sé che questa autoapertura può avvenire.

Sri Aurobindo - Lettere

Perché desiderate fare lo yoga? Per acquisire dei poteri? Per raggiungere la pace e la calma? Per servire l'umanità?
Nessuno di questi motivi è sufficiente a provare che siete pronti per seguire il sentiero. La domanda alla quale dovete rispondere è questa: "Desiderate fare lo yoga per amore del Divino? Il Divino è lo scopo supremo della vostra vita, al punto che non potreste assolutamente farne a meno? Credete che la vostra vera ragione d'essere sia il Divino e che senza di Lui la vostra esistenza sarebbe scialba e senza senso?" In questo caso, e solo in questo caso, si può dire che siete pronti per il sentiero.

Questa è la prima tappa: aspirazione al Divino.

La seconda consiste nel rafforzare questa aspirazione, nel mantenerla costantemente desta, nel renderla viva e possente. Soltanto la concentrazione vi porterà verso questa meta: concentrazione sul Divino per ottenere un'assoluta e integrale consacrazione alla Sua volontà e ai Suoi fini.
Concentratevi nel cuore. Penetratevi il più lontano ed il più profondamente possibile. Raccogliete tutti i fili sparsi della vostra coscienza dispersa; riuniteli ed immergetevi nel silenzio del vostro essere interiore.
Nella calma profondità del vostro cuore arde una fiamma: è il Divino in voi, il vostro vero essere. Ascoltate la sua voce. Seguite i suoi suggerimenti.
Vi sono anche altri centri di concentrazione; ad esempio, uno alla sommità della testa e un altro fra le sopracciglia. Ognuno di essi ha la propria efficacia e vi darà un risultato specifico. Ma l'essere centrale risiede nel cuore, ed è dal cuore che trae origine ogni movimento dinamico, ogni volontà di trasformazione, ogni potere di realizzazione.

Che cosa si deve fare per prepararsi allo yoga?
Essere per prima cosa e prima di tutto coscienti.

Siamo coscienti soltanto di una parte insignificante del nostro essere; per tutto il resto, siamo incoscienti. E' questa incoscienza che ci lega al nostro essere inferiore e impedisce che là avvenga ogni più piccolo cambiamento, ogni più piccola trasformazione. E' di questa incoscienza che le forze antidivine si avvalgono per introdursi in noi e renderci loro schiavi.
Dovete essere coscienti di voi stessi, della vostra natura e dei vostri movimenti. Dovete sapere come e perché agite, sentite, pensate. Dovete capire quali sono i movimenti, gli impulsi, le forze nascoste o visibili che vi fanno agire. Dovete, per cosi dire, smontare in più pezzi il meccanismo del vostro essere.
Solo quando sarete coscienti potrete distinguere e vagliare le cose, potrete vedere quali sono le forze che vi attirano verso il basso e quali vi spingono in avanti. E quando sarete capaci di discernere ciò che deve essere da ciò che bisogna evitare, il vero dal falso, il Divino dall'antidivino, dovrete agire rigorosamente secondo questa conoscenza, rifiutare risolutamente l'uno e accettare l'altro.
La dualità vi si presenterà ad ogni passo e ad ogni passo dovrete fare la vostra scelta. Dovrete essere pazienti, perseveranti, vigili, pienamente 'svegli', come dicono gli adepti. Dovrete sempre rifiutare di dare una possibilità, qualunque essa sia, all'antidivino contro il Divino.

Lo yoga deve essere fatto per l'umanità?
No, deve essere fatto per il Divino.

Non cerchiamo il bene dell'umanità, bensì la manifestazione del Divino. Siamo qui per realizzare la volontà divina o, meglio, perché la volontà divina si realizzi in noi, per divenire fedeli strumenti di una incorporazione progressiva del Supremo e dello stabilirsi del Suo regno sulla terra.
Solo quella parte dell'umanità che risponderà al richiamo del Divino riceverà la Sua Grazia.

La Madre - Conversazioni