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Nirodbaran




Dodici anni con Sri Aurobindo di Nirodbaran - Cap. 7 GLI ASSISTENTI

Nirod descrive e ricorda i vari assitenti che con lui seguirono Sri Aurobindo dal 1938 al 1950.

Eravamo sei assistenti regolari: Purani, il dottor Becharlal, il dottor Satyendra, Champaklal, Mulshankar ed io. Il dottor Manilal era un visitatore occasionale, veniva due o tre volte all'anno e dopo una sosta di qualche settimana tornava a Baroda; del dottor Rao e del dottor Savoor non c'è bisogno di ricordare più di quanto ho già scritto in altre parti del libro. Tre di noi avevano l'opportunità di servire il Maestro in qualità di medici. Champaklal era stato al servizio personale della Madre e di Sri Aurobindo fin dal suo arrivo, di Purani e Satyendra parlerò più avanti.
Sebbene raccolti da campi diversi eravamo un mazzetto di fiori armonioso, legati insieme con il filo della Grazia divina.
Quattro sono morti, uno in maniera molto tragica durante la vita del maestro e gli altri tre in età abbastanza avanzata. Dei restanti, ciascuno è occupato nelle rispettive attività personali e, secondo le proprie capacità al servizio della Madre Divina. Non c'è più il centro comune di riunione ed essendo ognuno impegnato con la propria sadhana ci incontriamo raramente, ma ogni volta che ci ritroviamo si riaccende il ricordo dei nostri vecchi e lontani giorni e il Maestro sembra essere ancora con noi e tenerci come prima con il magnetismo della sua personalità gentile.
Alcuni di noi non erano capaci di dare il meglio di sé, umani come siamo, e di quando in quando persino emergeva anche il nostro lato peggiore, poiché essere costantemente nella vicinanza fisica del Sole Divino con un corpo umano non rigenerato significa sentirne il calore bruciante quanto purificatore. Nondimeno, ognuno offriva come poteva il suo pochino e riceveva da lui le sue benedizioni regali.
Purani era già conosciuto da Sri Aurobindo fin dagli Anni Venti durante i quali aveva goduto della sua vicinanza. Per lui si trattava quindi di ristabilire la loro vecchia relazione dopo un intervallo di tanti anni. In confronto a Purani noi eravamo giovani e avevamo ottenuto il passaporto di entrata in virtù della nostra professione medica, benché qualche contatto individuale fosse già stato stabilito con il Maestro tramite la corrispondenza, così che egli conosceva ognuno di noi almeno di nome. Nel mio caso forse posso dire un po' di più. Se il nostro rapporto epistolare non fosse stato così intimo e vario, non so se avrei potuto essere con lui così libero e utile in modi diversi.
Mi sono sempre meravigliato e sempre ho fallito nel sondare il mistero di questa intimità. Ho immaginato che Sri Aurobindo doveva aver saputo nella sua visione eterna che un giorno questo umile uomo gli sarebbe stato materialmente di qualche servizio. Egli mi aveva preparato per quel giorno, mi aveva iniziato all'amore per la poesia in modo che potessi almeno trascrivere l'epica di Savitri sotto la sua dettatura e mi aveva preparato intellettualmente affinché gli fossi utile nel suo impegno letterario; inoltre, mi aveva familiarizzato con la sua calligrafia spesso sconcertante in modo che potessi leggere i suoi manoscritti e decifrarli.
Può anche darsi che tutto questo sia un intreccio di fantasie, ma se gli sono stato di qualche aiuto nelle ricerche intellettuali in gran parte è indubbiamente dovuto al suo insegnamento precedente, tramite le voluminose lettere, l'educazione letteraria e soprattutto la sua maniera paziente e persuasiva. Questa lunga preparazione mi aveva fatto passare ogni timore per la sua personalità che incuteva soggezione e potei accostarmi a lui libero e quasi con disinvoltura, abusando talvolta in modo imperdonabile di questa libertà senza riserve.
Le cose procedettero come una melodia e la vita si sarebbe mutata in una visione trasformata del Supremo, ma ohimè, dopo che la novità del contatto dell'anima fu ormai sfiorita, venne alla luce l'altra faccia della nostra natura, il subcosciente, e l'influenza della vicinanza fisica del Maestro cominciò a farsi sentire; il lavoro non fu più un'offerta gioiosa ma un dovere, il servizio da solo non era più una ricompensa sufficiente ma aveva bisogno di tocchi spirituali più concreti e in mancanza di ciò erano considerate ricompense legittime altre gioie e soddisfazioni minori. I miei vecchi mali, il dubbio e la depressione, ripresero la loro influenza e trasfusero nell'atto del servizio il loro contenuto amaro.
Il Maestro poteva percepirne subito la vibrazione, benché le sue labbra rimanessero mute. Abbastanza spesso, con uno sguardo o una pressione calma delle mani, mi comunicava la sua compassione comprensiva e la mia afflizione si ritirava così per un po'; mai vidi in lui dispiacere o irritazione per i miei misfatti, né mai ci furono parole severe di disapprovazione benché fosse conscio di tutti i movimenti interiori ed esteriori. La sua grandezza, il suo perdono pieno di compassione ed il suo riguardo divino hanno fatto scorrere il fluire della vita in un apparente viaggio solitario senza sentieri verso la vastità finale.

Champaklal nel 1939Non so se ho il diritto di parlare degli altri miei colleghi, ma di Champaklal in particolare devo scrivere alcune considerazioni profondamente sentite, poiché il suo spirito di servizio ha lasciato nella mia anima un'impronta indelebile e mi ha insegnato cosa sia il vero servizio.
Permettetemi di farle precedere dall'opinione espressa dalla Madre su di lui quando lo presentò ad André, suo figlio, nel 1949. Gli disse con grande calore: "Champaklal arrivò qui quando era molto giovane e gli ho insegnato tanti lavori. Egli stesso si è assunto l'incarico del servizio personale di Sri Aurobindo: si occupa di quasi tutto al suo riguardo, è estremamente sollecito, meticoloso e molto attento ai dettagli.
Non ha un'ora regolare per il cibo, mangia quando può e così è anche per il dormire, è per questo che non può partecipare alle attività sportive. Lavora con gioia e devozione; raccoglie tutte le nostre piccole cose e le tiene con grande cura: i nostri vestiti, le unghie, i capelli, e tante altre cose."
Per sua natura egli è un bhakta ed era giunto fra noi per diritto innato, come ho detto. Non un bhakta del tipo tradizionale, ma uno che ha scelto il servizio come mezzo della propria espressione e realizzazione fondamentale. Anche la parola realizzazione può non essere corretta poiché soltanto il dono di sé è ciò che conta per lui, il servizio è il suo vero cibo. Se uno di noi faceva la sua parte di lavoro egli si arrabbiava ed esclamava: "Mi state privando del mio cibo; posso restare senza cibo ma non senza lavoro." Ciò dipinge Champaklal ed è esattamente l'atteggiamento che mantenne risolutamente nel corso della lunga decade che vivemmo e lavorammo assieme.
La Madre aveva una totale fiducia in lui e mettendolo con noi al servizio di Sri Aurobindo si sentì del tutto tranquilla. Anche Sri Aurobindo contava su di lui per ogni informazione necessaria riguardante la Madre e altre faccende. Una volta lei venne nella stanza di Sri Aurobindo e sedette come al solito sul divano di fronte. Noi osservavamo la scena. Sri Aurobindo fece un cenno a Champaklal voltando lo sguardo verso la Madre: lui capì subito, si alzò e le mise qualche cuscino dietro la schiena. Questo era il loro rapporto!
Sono fermamente convinto che attraverso le età Champaklal sia stato strettamente legato alla Madre e a Sri Aurobindo, altrimenti come poteva essere stato scelto quale suo assistente personale appena arrivò qui da ragazzino? Quando venne a visitare Sri Aurobindo per la prima volta negli Anni Venti, appena adolescente, giacque prostrato ai suoi piedi per un'ora, tutto bagnato di lacrime di felicità! E quando fece per partire Sri Aurobindo chiese ad uno dei suoi compagni più grandi di riportarlo da lui! È Champaklal che accettò per primo Sri Aurobindo come Padre Divino e lo chiamò Padre e accettò la Madre come Madre Divina e cominciò a chiamarla Madre. Quando si offrì di lavare i vestiti del Padre, Sri Aurobindo lo avvertì che sarebbe stato deriso, ma lui non si scoraggiò.

Sarebbe rimasto senza mangiare e dormire e non si sarebbe mosso dal suo posto affinché il Maestro, se avesse avuto bisogno di qualcosa, non dovesse aspettare neanche un minuto in più. Servire Sri Aurobindo era in un certo senso abbastanza facile poiché non chiedeva mai niente, si accontentava delle cose principali e non esprimeva alcun dispiacere se mancavamo in qualche modo. Era proprio questa sua bontà a tenerci all'erta poiché uno che non chiedeva di più del semplice indispensabile aveva bisogno di una sorveglianza diligente e vigile in modo che gli si potesse dare un po' più di conforto e di agio.
E Champaklal ebbe sempre quell'occhio vigile. Era il più familiarizzato con la natura e il temperamento del Maestro per il suo amore e la lunga esperienza e intuiva ogni suo bisogno. Se vedeva che a Sri Aurobindo era necessario qualche cuscino di sostegno al suo fianco, egli li faceva preparare; se lo sgabello era troppo alto o troppo basso, lo collocava all'altezza giusta. Un orologio da tavolo doveva essere sempre vicino a Sri Aurobindo poiché sapeva che questi aveva l'abitudine di guardare spesso l'ora; tali piccole cose che a noi sarebbero passate inosservate per la nostra ottusa intuizione erano captate dalla sua sensibilità e cercava di rendere 'felice e confortevole' la vita del Brahman impersonale.
Quando Sri Aurobindo sedeva sul bordo del letto aspettando a lungo l'arrivo della Madre, a volte sembrava venisse colto da sonnolenza: si inclinava indietro e poi si raddrizzava, ma non chiedeva nessuna assistenza, e non per un senso di egoismo; sopportava qualunque inconveniente, ma se gli offrivamo un aiuto non lo rifiutava. Noi osservavamo semplicemente senza sapere come far fronte al problema, Champaklal invece afferrava la situazione: in quel caso fece un mucchio di cuscini che gli servirono come appoggio per la schiena e per impedirne la caduta li resse da dietro.
Per fare economia, a causa della guerra, la Madre ci consigliò di non cambiare troppo spesso le lenzuola del letto di Sri Aurobindo, ma se appariva una macchia piccolissima su un lenzuolo bianco, per il resto pulito, Champaklal esitava dicendo: "Come possiamo usare qualcosa di sporco per il Signore?" Il modo in cui gli faceva il letto era uno spettacolo che valeva la pena di vedere, mi domando se anche una casalinga esperta lo avrebbe fatto con tale perfezione! Il lenzuolo non aveva la minima grinza e splendeva come un marmo liscio. La sua aspirazione era di essere perfetto in tutto e così metteva quanti lavoravano con lui in una situazione molto difficile; asseriva di aver acquisito questa perfezione durante il noviziato con la Madre.

Qualche volta, quando io non ero abbastanza pulito o ordinato, ricevevo da lui la mia parte di rimproveri: "Sei un dottore eppure non ti lavi le mani?" diceva. Il fatto è che oltre al suo addestramento, Champaklal apparteneva ad una famiglia Brahmina molto ortodossa e meticolosamente osservante di tutte le pratiche ordinate dagli Shastra [Scritture sacre] che il padre-prete aveva instillate ai propri figli. Noi invece eravamo gente moderna con le nostre idee personali sulle cose, perciò qualche volta sorsero opposizioni e conflitti. Inoltre per certi aspetti era sensibile come un bambino, dovevamo stare molto attenti a non turbarlo e a non provocare i suoi sentimenti.
Non capiva gli scherzi o i modi di fare tortuosi e mi disse che non appena stabilitosi qui Sri Aurobindo ne aveva accennato alla Madre. Suo padre aveva scritto una lettera dicendo a Sri Aurobindo che il matrimonio di Champaklal era stato fissato; doveva solo andare, partecipare alla cerimonia del matrimonio e tornare. Sri Aurobindo disse con aria seria: "Suppongo che dobbiamo mandare indietro Champaklal." Champaklal nell'udirlo restò molto turbato, allora Sri Aurobindo aggiunse: "Non capisce gli scherzi."

 

Sapeva comunque come ottenere le cose dal Divino, le benedizioni da scrivere su un libro, ad esempio, o un autografo su una foto. Se gli veniva chiesto da Champaklal, Sri Aurobindo non rifiutava e anche la Madre doveva cedere ai desideri del suo bhakta. Un giorno Champaklal ebbe l'idea di ottenere l'impronta dei piedi di Sri Aurobindo, ma come fare per evitare di disturbarlo o di informarlo in anticipo? Ebbe così un'ispirazione:  tenne pronto un foglio di carta bianca e una matita. Appena Sri Aurobindo si accomodò sulla sedia, gli spinse il foglio sotto i piedi e chiese: "Posso disegnare l'impronta del Tuo piede?" Sri Aurobindo non solo acconsentì, ma scrisse sul disegno: "Amore e Benedizioni".
Non dimentichiamo, a proposito, che Champaklal è un artista. Se vedeva Sri Aurobindo in pose scultoree, il suo cuore andava in estasi e ci chiamava affinché condividessimo la sua gioia. Esclamava: "Ah, se si potesse fotografare in questa posa meravigliosa!" La Madre disse di lui che possedeva un talento naturale d'insolito livello. Per uno dei suoi compleanni egli disegnò due loti, uno bianco e l'altro rosso, ed offrì il dipinto alla Madre, lei fu molto contenta e disse che lo avrebbe portato a Sri Aurobindo perché vi scrivesse qualcosa. Sotto il dipinto del loto bianco il Maestro scrisse: "Aditi, la Madre Divina", mentre la Madre sull'altro: "Avatar" e proibì a Champaklal di mostrarli a chiunque poiché la gente non ne avrebbe capito il significato.
Champaklal è il custode di tutte le loro reliquie, capelli, unghie e denti; ha persino accumulato tutte le ceneri delle spirali per le zanzare. Ecco un fatto spiritoso a proposito delle ceneri. Una volta, durante le nostre conversazioni serali, la Madre entrò con un telegramma nel quale qualcuno chiedeva a Sri Aurobindo di inviare 'ashes' [ceneri] per il matrimonio della figlia. Eravamo perplessi poiché non ne capivamo il significato. Purani ebbe un lampo intuitivo e disse: "Può essere la parola indiana āśiṣ, benedizioni." "Oh, certo!" esclamò Sri Aurobindo, "Mi chiedevo come potessero immaginare che io portassi con me delle ceneri, forse sulla testa! Naturalmente posso dar loro qualcosa delle spirali per zanzare di Champaklal. Se non avessi smesso di fumare avrei potuto inviare ceneri di sigaro!"
Tanto vale raccontare anche come divenni il beneficiario di un favore. Champaklal ed io assistevamo Sri Aurobindo mentre si lavava il viso e la bocca. Una volta, durante tali abluzioni, fece il gesto di darmi qualcosa mentre tenevo la scodella per il gargarismo; subito allungai la mano sinistra e mi consegnò qualcosa in modo delicato, senza alcuno sguardo o commento. Tutto emozionato, mi spostai indietro sotto la luce per vedere se si trattasse di un dente: era davvero un intero dente laterale. Lo mostrai a Champaklal che era impegnato in qualche lavoro ed i suoi occhi ruotarono per la meraviglia e mi fece poi raccontare la storia di come avevo ricevuto quel regalo straordinario! Naturalmente lo affidai alla sua custodia sicura. In seguito fece ripetuti commenti sulla mia insolita fortuna! O piuttosto su come lui avesse perduto la sua! Per la verità queste cose appartenevano al suo dominio, ma il Divino qualche volta ignora le nostre regole e diritti umani. Tanti esempi simili mi tornano ora alla memoria, ma essendo soprattutto una questione di percezione interiore non può essere fornita alcuna prova ragionevole della loro veridicità; solo la persona coinvolta sa che la sua aspirazione interiore ha trovato una risposta.

Un altro esempio. Ho detto che quando Sri Aurobindo stava riprendendo a camminare invece di usare le grucce si appoggiava a Purani e a Champaklal. Dopo qualche mese restò solo Champaklal al fianco sinistro mentre per quello destro Sri Aurobindo usava un bastone. Naturalmente Champaklal non perdeva mai quell'opportunità, nello stesso modo in cui non mancava al suo dovere. Non sarebbe stato Champaklal se lo avesse fatto! Intanto stava crescendo in me il desiderio di tenere come lui almeno una volta il braccio di Sri Aurobindo sulla mia spalla, ma essendo per natura un po' timido e temendo che il mio corpo poco solido sarebbe stato troppo debole per reggere il peso e la sostanza divini, repressi il mio desiderio.
Capitò un giorno che la Madre arrivò molto prima dell'ora stabilita per la passeggiata di Sri Aurobindo; Champaklal era assente e non c'era nessuno eccetto me. Che fare? Con mia grande sorpresa la Madre mi disse: "Tu puoi fare da sostegno!" Molto cautamente e quasi palpitante mi sedetti alla sua sinistra sul divano, gli misi la mano destra intorno alla vita e lui pose il suo braccio sinistro sulla mia spalla. Avevamo fatto solo due o tre giri quando Champaklal arrivò di corsa. Potei indovinare come dovette sentirsi in quel momento cruciale! Allora mi ritirai ed egli riprese il suo posto; e il maestro dovette provare un sollievo immenso! Ma il dolce tocco vellutato di un solo minuto è indimenticabile. Se tale era stata la mia esperienza, non so che cosa dovessero aver provato Purani e Champaklal che avevano sostenuto il Signore per mesi! Qualcuno giustamente mostrò di apprezzare il valore di quel tocco dicendo che le spalle di Champaklal dovrebbero essere avvolte d'oro!
Ciascuno di noi ebbe la sua opportunità allorché la invocò. Qualsiasi cosa alla quale avevamo aspirato interiormente ebbe la giusta risposta e solo colui che la ricevette potè testimoniare la verità del fenomeno, Ye yathā mām prapadyante [Come essi si avvicinano a me, così io vengo a loro. Bhagavad Gita N.d.T.].
È il gioco divino fra il devoto e il Signore!

Farò un altro esempio, anche a rischio di essere deriso dai razionalisti e di essere definito un apostata; non ero infatti stato io stesso materialista una volta? Come ho detto, Sri Aurobindo prendeva una pasticca di menta durante la dettatura di Savitri e Champaklal aveva il compito di offrirgliela al momento desiderato. Aspettava e aspettava anche quando non veniva chiamato a tempo debito e qualche volta affrettava perfino il suo pasto per non lasciarsi sfuggire tale occasione. Pensai: "Perché non dovrei avere anch'io questa opportunità almeno una volta?" Ma il mio amico udiva la chiamata anche se questa era un bisbiglio e correva da ovunque si trovasse nella stanza.
Anche in questo caso Sri Aurobindo, consapevolmente o no, rispose al mio silenzioso desiderio e un giorno chiese la pastiglia molto prima della solita ora, mentre Champaklal non era presente. Più tardi questi salì ed aspettò la chiamata. Assunsi un'espressione molto innocente, benché di quando in quando un sorriso malizioso cercasse di tradirmi, poi, alla fine, Champaklal mi chiese molto irritato: "Che cosa succede? Non chiede la pastiglia?" Non potei fare a meno di scoppiare in una risata. Comprese il fatto, ma volle sapere esattamente quando l'aveva chiesta, chi l'aveva servito, eccetera eccetera. Tutti questi incidenti erano gli scherzi che facevamo fra noi e fra noi e il Maestro.
Non protesterò con chiunque mi chiami troppo ingenuo e trovi queste cose nient'altro che manifestazioni sentimentali di bhakta. Questi esempi vogliono illustrare la ragione per la quale definisco Champaklal un vero bhakta e perché ho affermato che svolse il suo servizio con il vero spirito. Non c'è da stupirsi se il Signore, durante le sue ultime ore, lo ricompensò ampiamente abbracciandolo più volte con nostro grande piacere e meraviglia.
Qualche spirito critico può trovare tutto questo un ritratto molto roseo di Champaklal, delineato, come c'è da aspettarsi, da un collega che ha tenuto le spine fuori dalla loro vista. E le spine ci sono, chi non le ha? Nel 1935, quando sapevo molto poco di lui, scrissi a Sri Aurobindo: "Champaklal è venuto al Dispensario ed ha avuto uno scatto d'ira con me. Sono sicuro che lo racconterà alla Madre." Rispose: "Di solito Champaklal non racconta alla Madre queste cose, trasporti di quel genere sono troppo comuni per lui. E quando calore incontra calore... è quasi piena estate adesso."
Champaklal stesso era cosciente dei suoi difetti e se ne pentiva molto. Qualche volta, sull'orlo della disperazione, confessava che era impossibile un completo cambiamento della natura eccetto se questo non fosse stato operato da parte della Grazia Divina. Più di una volta, dopo essersi arrabbiato con me, non sempre senza ragione, se ne rammaricava e diceva: "Spero non ti dispiacerà, conosci la mia natura", e ritornava ad essere lo stesso. Aveva in sé una vena di Bholanath [Un nome di Shiva: Bhola, la persona che continua a dimenticare, Nath re, quindi  Bholanath il Re delle persone smemorate N.d.R.]  e diceva che doveva essere stato un avadhut nella vita precedente [Un tipo di mistico o santo che è al di là della coscienza egoica, dalle dualità e dalle comuni preoccupazioni mondane, che agisce senza considerare le comuni etichette sociali. Tali personalità "vagano liberi come bambini sulla faccia della terra" Un avadhuta non si identifica con la mente o il corpo o 'con i nomi e le forme' (in sanscrito: namarupa). Una tale persona è ritenuta pura 'coscienza' in forma umana (in sanscrito: Chaitanya) N.d.R.].  Aveva pregato ripetutamente la Madre perché eliminasse questa debolezza della sua natura. Era franco, non mentiva - la Madre si era resa garante di ciò - non sopportava nessun genere di insincerità, non poteva fare e neanche vedere qualunque compromesso con la falsità e la sua natura era estranea ai modi del mondo.

Gran parte della sua apparente scortesia e cattivo umore derivavano dal suo spirito intransigente. Questo, naturalmente, non lo salvava a volte dal giudicare male la gente, ma quando il suo errore gli veniva mostrato, non cercava di nasconderlo. Credo che ci debba essere qualcuno che sia giusto, inesorabile e forte quanto l'acciaio quando tutt'intorno c'è una tale incertezza, egli serve come portiere del Cielo. Parodiando il verso di Sri Aurobindo, "Nessuno può raggiungere il Cielo se non ha attraversato l'Inferno", mormoravo: "Nessuno può andare dalla Madre se non ha attraversato Champaklal!"
Rendere più facile la strada per il Cielo, o almeno ottenere più facilmente le benedizioni del Cielo, era possibile per mezzo del suo intervento. Se la Madre era a volte per qualche ragione riluttante a dare a qualcuno un biglietto per il compleanno, o a scrivere il nome di una persona, o 'amore e benedizioni', o se rifiutava di vedere un altro per il compleanno, egli si appellava alla sua compassione divina e la faceva recedere dalla decisione. La Madre qualche volta gli chiedeva: "Che cosa scrivo?", "Come! Amore e benedizioni, Madre!" era la sua risposta.
Disse di aver sofferto tanto nella sua infanzia perché la gente non poteva capire la sua natura. Ora voleva distribuire la generosità del Divino ogni qualvolta e in qualunque luogo gli fosse possibile. Tante persone gli sono grate per aver procurato loro le benedizioni della Madre, specialmente il suo tocco fisico. Purché uno fosse franco e onesto. Qualche volta si è scomodato per aiutare ad ottenere il tocco della Madre anche per persone sconosciute e modeste se pensava che fossero state trascurate! Per riassumere, la missione della sua anima è servire la Madre, badare a lei e rendere il suo amore e la sua compassione disponibili a tutti, ricchi o poveri, degni o non degni, giovani o vecchi, senza nessuna distinzione. Concluderò il mio 'roseo ritratto' di Champaklal citando l'opinione che aveva di lui Sri Aurobindo: "Tutti hanno i loro difetti, ma Champaklal ha grandi qualità per espiarli."

Mulshankar, il più giovane del gruppo, era il fratello di Esculape, alias Dayashankar, un tempo incaricato del Dispensario dell'Ashram. Mulshankar stesso lavorò come assistente al Dispensario dopo il ritiro di Esculape e venne a servire Sri Aurobindo come aiutante medico. Lavoratore eccellente, ebbe il privilegio di massaggiare Sri Aurobindo in un periodo particolare. Non era un professionista e infatti non sapeva niente in proposito, ma imparò per mezzo di qualche occasionale lezione ed era dotato di una naturale leggerezza e flessibilità nei movimenti della dita.
Durante il breve intervallo in cui Sri Aurobindo doveva attendere l'arrivo della Madre prima di cominciare a passeggiare, Mulshankar gli si sedeva dietro e faceva un buon massaggio alla schiena. Era veramente come se un esperto fosse al lavoro, le sue mani si muovevano leggermente e in modo rapido su e giù per la schiena e la spina dorsale. Qualche volta usava delicati colpi delle dita o il bordo delle palme e oscillava e piegava il corpo come i vari movimenti richiedevano, poi finiva con tocchi molto dolci delle punte delle dita.
Si era tentati di prendere una fotografia della sua figura agile e di quel volto raggiante, visibilmente commosso fuori misura per il privilegio unico di toccare il corpo del Signore, mentre Sri Aurobindo continuava a restare seduto, immobile come una statua, guardando in giù man mano che il massaggio procedeva, o in avanti, e sorridendo qualche volta tutto solo, forse dimentico delle centinaia di movimenti veloci, palpitanti e battenti che venivano fatti sulla sua schiena. Tutte e due le figure ci fornivano motivo di tanta allegria: il Guru seduto sull'orlo del letto e lo shishya [Discepolo] che gli dava vivaci colpi su e giù sulla schiena. Ma il poveruomo dovette sospendere il suo servizio a causa di un intrattabile mal di testa che lo rendeva spesso infermo. Ogni volta che accadeva lo comunicavamo a Sri Aurobindo e il suo commento era: "Ancora?"; oppure rispondeva con un'esclamazione e nello stesso tempo potevamo percepire che gli veniva dato l'aiuto interiore.

Che cosa può essere più straziante del fatto che perse la vita per mano di un assassino durante la sommossa del 1947?

Quando la notizia che era stato pugnalato a morte fu portata a Sri Aurobindo, la stanza si riempì di tristezza e orrore. Sri Aurobindo ascoltò in silenzio e il suo viso assunse un'espressione grave e seria che non avevamo visto prima. Le forze oscure sembrava avessero riportato una pericolosa vittoria rapendo uno degli assistenti personali del Divino. Tale è la feroce lotta occulta fra le forze della Luce e quelle dell'Oscurità. Per giorni fummo avvolti da un mantello di melanconia e nessuno di noi nelle nostre conversazioni si riferì all'incidente.

Norodbaran in compagnia del Dottor Becharlal e Ambu-bhai circa 1935Tale nebbia spaventosa potè essere sciolta solo da fatti contrapposti, come quello che ebbe per protagonista il nostro vecchio dottor Becharlal, un vero bhakta per natura. Sri Aurobindo disse di lui che la sua bhakti era genuina, quante volte fu sul punto di versare lacrime vedendo che il suo 'Bhagawan'' [Signore] soffriva'!
A parte l'età, la sua natura emotiva lo rendeva capace di fare solo lavori leggeri e noi gli affidammo unicamente occupazioni di questo genere; ne chiedeva di più, poiché conosceva sé stesso abbastanza bene. Tutto ciò che voleva era respirare la vicinanza del Signore. Sembrava che questa fosse l'aspirazione di tutta la sua vita e fu esaudito. Era chiamato da noi Dadaji  e gli veniva portato il dovuto rispetto. Durante i primi giorni dell'incidente, nell'atmosfera tranquilla della stanza, udivamo un singhiozzare improvviso che tentava invano di controllarsi, era il nostro dottore, commosso e addolorato per la 'condizione penosa' del suo amato Signore!
Qualche volta aveva lacrime di fervore spirituale. Quando, dopo il bagno, Sri Aurobindo si sdraiava per un breve riposo, il nostro dottore si accoccolava dietro o presso di lui e contemplava il Dio adagiato in sereno riposo con entrambe le mani serrate sopra la testa. Becharlal diceva che, specialmente in quei momenti, Sri Aurobindo sembrava essere proprio come il Signore Shiva e sentiva l'impulso irresistibile di abbracciarlo. Completamente disteso sul letto e con il corpo ben formato che quasi lo riempiva completamente, senza alcuna coperta, il capo grande e il viso raggiante, incurante delle vanità terrestri, eppure Signore del mondo, egli catturò non solo il cuore del dottor Becharlal ma anche i nostri.
Becharlal era colmo di pace ed estasi in sua presenza ma non poteva restare troppo a lungo a causa delle sue infermità senili. Il dottor Manilal fece osservare a Sri Aurobindo che, fra tutti noi, Becharlal era quello che traeva maggior profitto dall' associazione con lui.

In netto contrasto con il dottor Becharlal, il dottor Manilal era in tutti i sensi un uomo solido e pratico. Passava la maggior parte del tempo a Baroda e perciò il suo servizio personale era limitato. Entrambi i medici erano in contatto con l'Ashram da tanto tempo e il dottor Becharlal prima di venire qui aveva prestato servizio a Baroda alle dipendenze del dottor Manilal.

Non c'è alcun dubbio che anche la devozione di Manilal fosse genuina benché di un genere diverso; uomo meno emotivo e più pratico, il suo accostarsi a Sri Aurobindo era facile e spontaneo ed i suoi modi con noi erano sempre dolci e affabili, non aveva quell'aria di superiorità che si è soliti riscontrare in colleghi più anziani. Accettava garbatamente i nostri allegri scherzi e le burle e chiedeva sempre quando la Supermente sarebbe discesa. Ho detto nel capitolo dedicato alle 'Conversazioni' che aveva in sé un'anima da bambino e nel mio libro Conversazioni con Sri Aurobindo si intravede abbastanza spesso questa caratteristica. Ne citerò uno o due esempi.

A proposito di una discussione sulla sadhana, Sri Aurobindo gli disse: "Desideri una via facile?"
Manilal: "Più che una strada facile, vogliamo essere portati come bambini; è possibile Signore?"
Sri Aurobindo: "Perché no? Ma si deve essere davvero bambini!"

Di nuovo Sri Aurobindo chiese a Manilal sorridendo: "Stai meditando?"
Manilal: "Tentando forte, Signore... vengono a disturbarmi tante cose sgradite."
Sri Aurobindo: "Che cosa sono?"
Manilal: "Delle sciocchezze."
Sri Aurobindo: "Qualche sciocchezza straordinaria come pensieri di servizio perpetuo al tuo Maharaja e patrono, o sul probabile successore di Mussolini?"
Manilal: "No, Signore; i pensieri del Maharaja vengono molto raramente..."
Un altro esempio. Sri Aurobindo chiese al dottore: "Devi sempre sforzarti di meditare?"
Manilal: "Non sempre, ho detto che qualche volta arriva all'improvviso... Ma avevo ragione nel dire che ero capace di respingere i pensieri?"
Sri Aurobindo, sorridendo: "Come faccio a saperlo?... Stavo solo facendo commenti sulle tue affermazioni."
Manilal: "Non lo sapete? Noi vi consideriamo onniscente."
Sri Aurobindo: "Certo non vi aspetterete da me di sapere quanti pesci hanno preso i pescatori di Pondicherry..."

Il dottor Satyendra, una persona buona e modesta e con una vena di fine umorismo, svolse la sua parte di lavoro in un modo tranquillo e costante. Fu sempre pronto a servire, ma mai intraprendente e impetuoso e mantenne un'amicizia e un rapporto felice con tutti.
Diceva molto spesso che la sua natura era piuttosto riservata e che era più intento alla realizzazione personale nella via della bhakti; il suo temperamento non si accordava molto bene con il karmayoga. Qualunque potesse essere la sua particolare inclinazione, vedemmo che svolgeva il proprio lavoro come un karmayoghi, in un genuino spirito di servizio per il Maestro che chiamava sempre 'Signore'. Le sue conversazioni con Sri Aurobindo mostravano la sua vena umoristica e il suo acume filosofico, politico e mistico.
La sua compagnia e la sua quieta devozione sembravano piacere a Sri Aurobindo, nonostante il suo borbottare contro lo Yoga Integrale e la Supermente. Mentre puliva le unghie del Maestro sdraiato a letto, incominciava a raccontare la sua vecchia e invariabile storia circa la necessità del tocco personale e dello stretto contatto avuto con il suo Guru precedente; Sri Aurobindo ascoltava in silenzio il suo monologo nostalgico. "Ci dev'essere qualche espressione d'amore", era il suo ritornello costante, al quale Sri Aurobindo rispose una volta che "l'unità di coscienza è la radice e l'amore è il suo fiore delicato."

Quale acuto osservatore della natura divina e umana fece il pertinente commento che in questo yoga solo due persone avevano raggiunto un completo dono di sé: la Madre a Sri Aurobindo e Sri Aurobindo alla Madre! A questo proposito racconto la storia seguente come esempio.

Un giorno Sri Aurobindo era sdraiato a letto e il ventilatore a soffitto stava girando a tutta velocità. Satyendra sentì che voleva qualcosa, si avvicinò al Maestro e chiese: "State cercando qualcosa Signore?"
"Oh, no... C'è Nirod?"
"No, Signore, ma posso fare qualcosa?"
"Mi stavo domandando se la velocità del ventilatore poteva essere ridotta."
"Posso farlo io, Signore."
"Oh, puoi?" Sri Aurobindo aveva chiesto di me perché ero stato incaricato dalla Madre di controllare il ventilatore ed egli non avrebbe violato la regola. Quanto al ridurre la velocità, anche questo doveva essere il desiderio della Madre, poiché quando una volta lei entrò nella stanza di Sri Aurobindo e vide il ventilatore girare a piena velocità, esclamò: "Ah, che tempesta!"
Un altro esempio. Volevamo spostare il ventilatore da tavolo un po' più vicino a lui, ma disse: "No, la Madre l'ha messo lì." Questo è il modo in cui imparammo la sottomissione e l'obbedienza, non solo delle grandi cose, ma anche nei piccoli ed in apparenza insignificanti dettagli.

Recentemente la Madre disse a Satyendra, in occasione del suo compleanno, che Sri Aurobindo era venuto da lei, alla vigilia dell'udienza con il dottore, e le aveva detto che Satyendra si era preso buona cura del suo corpo. Un riconoscimento davvero gratificante, proprio da Sri Aurobindo! Anche dopo aver lasciato il corpo, il Guru non si dimentica di un atto gentile o di qualche aiuto di un suo discepolo! Divina Magnanimità! Sappiamo anche che tutti coloro che lo hanno servito durante il periodo dell'incidente, hanno avuto la loro ricompensa in una forma o nell'altra, nella vita materiale e spirituale. Satyendra mi ha ricordato che per un certo periodo puliva le finestre e i mobili nella stanza di Sri Aurobindo.

Purani, l'ultimo del nostro gruppo a essere menzionato, era uno della vecchia guardia, associato a Sri Aurobindo fin dagli Anni Venti. Non parlerò molto di lui perché i suoi stessi libri raccontano in ogni loro riga quale profondo affetto e adorazione avesse per il maestro, per amore del quale avrebbe fatto qualsiasi cosa.
Pieno di vita e d'entusiasmo egli apportò vivacità alla nostra compagnia. La sua scelta di prestare servizio nelle ore più strane, dalle due alle sei e mezza del mattino, fu per noi di grande sollievo. Arrivava nel mezzo della notte e diceva: "Eccomi qua!" Aveva l'intero periodo per sé e si teneva sveglio mentre noi dormivamo tranquillamente, russando al suo fianco. Di quando in quando udivamo come in un sogno la voce dolce di Sri Aurobindo chiedere qualcosa e Purani avanzare con passo militare e rispondere alla chiamata del generale.
Se ci capitava di svegliarci per un qualsiasi rumore, vedevamo una figura completamente diversa muoversi nella penombra. Non più uno spirito vivace e giovanile, ma una faccia molto seria che non conosceva nient'altro che il lavoro e non tollerava che alcun ficcanaso si immischiasse nel suo servizio mentre Sri Aurobindo era di suo esclusivo monopolio. Compresi allora perché Purani aveva scelto quell'ora per il servizio, poteva restare concentrato, attento e tutto solo con il Maestro. Certamente la notte influisce su tutti noi con il suo peso portentoso.
Un'altra caratteristica distintiva del suo servizio era la sua forza fisica, senza la quale sarebbe stato difficile sollevare o portare Sri Aurobindo durante i primi giorni dell'incidente. L'abbiamo visto servire da solida gruccia umana alla destra di Sri Aurobindo e più tardi, impresa non da meno, usare come un gigante il grande ventaglio a mano.
La sua tremenda energia vitale era incurante delle cose, grandi o piccole che fossero. Si precipitava contro la porta, o cacciava a calci una povera scatola di fiammiferi! Il rumore faceva osservare a Sri Aurobindo: "Che cosa c'è"; "E' Purani!" rispondevamo ridendo e per provocare il suo sorriso. Conosceva molto bene la natura di Purani. Una volta, quando questi si fece male al pollice del piede, Sri Aurobindo osservò: "Lasci sempre cadere le cose o vi urti contro!" Riferiva perfino alla Madre i nostri scherzi a spese di Purani.

Ma guardiamolo di nuovo, seduto per terra con vicino grossi volumi. Come era serio il suo contegno! Un erudito studioso di Sanscrito al lavoro! Sri Aurobindo, seduto sul letto e appoggiato allo schienale, gli chiedeva di trovare la radice di qualche parola Vedica e i suoi vari derivati; Purani pascolava nei dizionari o nei commentari di Sayana [Fu un Rishi commentatore dei Veda, e come da tradizione un eccellente matematico. Sayana fu infatti il primo a calcolare la velocità della luce con un valore compreso tra 267.910 e 300.940 km/sec N.d.R.], li leggeva a voce alta e li annotava. Il Maestro dettava l'interpretazione di un Inno Vedico a voce bassa e qualche volta lo guardava, o gli poneva qualche altra domanda, appoggiato con il gomito sinistro sul cuscino laterale che cercava di scivolare giù e che lui rimetteva nella sua posizione. Nel frattempo gettava uno sguardo dietro per vedere se c'era qualcuno vicino e riprendeva la dettatura; il discepolo serio e docile obbediva al comando del Maestro.

A proposito di Sayana, Sri Aurobindo disse in una conversazione: "Sayana, nonostante i suoi tanti errori è molto utile, benché sia come andare dall'Ignoranza per avere la Conoscenza." Io aggiunsi: "Purani, con la sua brillante testa pelata, con qualche ricciolo di capelli bianchi, gli occhiali che riposano sulla punta del naso affilato e i grossi volumi al suo fianco assomiglia molto a Sayana." Sri Aurobindo rispose: "Oh, Sayana tornato per porre riparo ai propri danni?" In altri momenti era come un giornalista: traboccante di notizie raccolte da ogni parte, in particolare dalla città. Arrivava e Sri Aurobindo guardandolo chiedeva: "C'è qualche notizia?" Poi i discorsi incominciavano. Qualche volta Purani era in ritardo e il Maestro domandava: "Dov'è Purani?" Spesso, dimenticando la sua serietà, Purani diventava un bambino e prendeva parte con noi al complotto, quando non c'era niente di cui parlare, per stuzzicare Sri Aurobindo che forse aspettava l'occasione. Purani incominciava a far correre la palla, osservando per esempio: "Nirod dice che la sua mente sta diventando torpida e stupida!" In altre occasioni iniziava discussioni serie sulla pittura e la poesia moderne, filosofia, politica, storia, scienza e così via, non c'era quasi alcun soggetto sul quale non potesse dire qualcosa; un uomo davvero versatile e una personalità molto interessante.

Una volta, di sera, il Guru e lo shishya ebbero una lunga conversazione per più di un'ora circa un vecchio processo (era forse il processo di Bapat?) [Un processo per corruzione mosso dagli inglesi verso un funzionario del Maharaja di Baroda. L'accusa era in realtà falsa, e destinata unicamente a diffamare l'amministrazione del Maharaja stesso N.d.R.]  che probabilmente aveva avuto luogo durante il soggiorno di Sri Aurobindo a Baroda e che dovette essere stato famoso se Purani lo ricordava e ne discuteva con lui. Il Maestro giaceva su un fianco e Purani era seduto a terra appoggiato a un divano di fronte; aveva l'aria di una conversazione molto semplice, come tra padre e figlio. Chiunque abbia visto il Maestro solo durante il Darshan non potrebbe mai concepire un tale Sri Aurobindo senza il suo manto di maestà e di alta impersonalità. Rimasi per un po' ad ascoltare la discussione, ma la trovai così noiosa che incominciai a domandarmi come potessero trascinarla ad infini- tum!
Fu la versatilità di Purani che arricchì tante nostre conversazioni con il Maestro. D'altra parte, per qualsiasi motivo gli si pestassero i piedi, era il vecchio leone che ringhiava e ruggiva! Ma dovunque fosse coinvolto l'interesse di Sri Aurobindo, egli non si risparmiava, il nome del Guru agiva su di lui come un mantra. Gli Aurobindiani gli saranno sempre grati per la sua volontaria opera di divulgazione di tanti preziosi documenti riguardanti i primi anni della vita di Sri Aurobindo in Inghilterra e per i suoi tentativi di ottenere dall'ambiente intellettuale inglese il riconoscimento del suo genio.

Un altro assistente occasionale di cui devo ricordare il nome era il dottor Sanyal. Era un eminente chirurgo di Calcutta e il suo intervento fu richiesto quando nella prima settimana del Dicembre 1950 lo stato di Sri Aurobindo divenne critico; gli venne inviato un telegramma urgente con la preghiera di venire subito.
Prima di allora aveva avuto il Darshan privato di Sri Aurobindo due volte: la prima occasione fu quando lo consultai all'inizio della malattia di Sri Aurobindo, poi il suo contatto con il Maestro si rinnovò per la stessa ragione l'anno dopo, allorché visitò di nuovo l'Ashram. Restò ogni volta per circa una settimana ed ebbe ogni giorno il darshan del Guru.
Veniva vestito di un semplice bianco dhoti e di un panjabi [ Vestiti tradizionali del Bengala e dell'India settentrionale] , portava un gran mazzo di fiori di loto o di rose ed offriva il suo pranam al Guru con quieta devozione. Poi, mentre Sri Aurobindo sedeva sul letto, egli, inginocchiato per terra, gli massaggiava la gamba e teneva allo stesso tempo lunghi discorsi con lui. L'atteggiamento di Sri Aurobindo era affabile e simpatico ed il suo sorriso incoraggiava l'interlocutore. Una volta udii da lontano la Madre parlare di lui a Sri Aurobindo. Da qualche parola che afferrai, sembrò che fosse rimasta impressionata dal suo modo di fare e dal suo portamento, sentii che lo aveva già segnato come uno dei suoi strumenti futuri. Tutto questo preparò la via per l'ultimo servizio al suo 'Signore' ed a quello permanente della Madre.

Oltre a Pavitra e Dyuman, che venivano a pulire il pavimento coperto da un tappeto, Pavitra lo fece solo all'inizio, posso menzionare un altro sadhaka, Udar, che dal 1947 venne giornalmente a pulire i nuovi mobili della stanza di Sri Aurobindo. Ci aiutò anche molto a procurare medicine per Sri Aurobindo durante gli ultimi giorni della malattia e fu presente al momento della sua dipartita.
Questo è il racconto da lui fatto a proposito del proprio servizio.

"Nel 1939, dopo l'incidente di Sri Aurobindo, si diceva che la mobilia che stava usando avrebbe dovuto esser sostituita da qualcosa di meglio, era infatti per lo più in legno di bosso. La Madre mi diede allora il grande privilegio di disegnare e costruire i mobili per la sua stanza che realizzai in palissandro, ad eccezione del letto che fu in teak. E la stessa mobilia che c'è oggi. Poi, quando i nuovi mobili ben lucidati con la cera (non con la vernice) furono installati, la Madre mi concesse un altro grande privilegio, quello di pulirli e lucidarli. Mi fu assegnata un'ora al giorno per tale operazione. In questo modo venni in contatto personale con Sri Aurobindo, a parte i Darshan che avevo avuto prima. Furono giorni felici per me. Cambiavo sovente l'ora giornaliera e la sceglievo qualche volta quando la Madre e altri erano con lui, qualche volta invece mentre stava dettando Savitri a Nirod. Era veramente una gran cosa per me e ne conservo molto caramente il ricordo. Sri Aurobindo non parlava molto e nemmeno spesso, ma lo udii pronunciarsi su diversi argomenti. Non mi parlò direttamente, eccetto poche volte, ed il ricordo di ciò è molto prezioso. Ebbi comunque la grande fortuna di potergli fare i miei pranam privati nei giorni dei Darshan, posare la mia testa sul suo grembo e guardarlo da vicino negli occhi. Per il resto, a parte l'essere stato in sua presenza per un'ora al giorno, non ho avuto uno stretto contatto con lui. Una volta comunque, pochi giorni prima del suo trapasso, lo scoprii guardarmi molto attentamente e intensamente, con tale amore e compassione da sorpassare ogni descrizione. Ero solo con lui in quel momento. Non capivo perché mi stesse guardando così, ma ero talmente trasportato dalla gioia per l'amore di cui mi inondava con il suo sguardo che non mi preoccupai del motivo. Solo più tardi, quando scambiai alcune impressioni con gli altri che lo servivano personalmente, scoprii che mi stava dando un addio fisico. Aveva fatto lo stesso con loro, con ciascuno in modo diverso, e pare che al momento ognuno restasse perplesso. Ma quando poco dopo ci lasciò fisicamente ne indovinammo la ragione."



Il libro "Dodici anni con Sri Aurobindo" di Nirodbaran è disponibile tradotto integralmente in lingua italiana presso lo Sri Aurobindo Ashram Pondicherry India. Più specificatamente potrà essere ordinato presso la libreria ufficale dell'Asharam Sabda di cui riportiamo il link sabda.sriaurobindoashram.org/






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